giovanni dalle fusine

 
 
 

C’è rimasta bene impressa nella mente la prima freccetta raccolta sull’Altopiano di Asiago, verso la fine degli anni Settanta. Quando la passione per la Grande Guerra doveva ancora animare le nostre escursioni, percorrevamo in lungo e in largo le desolate pietraie del Pasubio, i pendii erbosi di Cima Mandriolo, di Vezzena e Melette, per il puro piacere di una passeggiata all’aria aperta. Alla ricerca dei prelibati funghi si alternava la visita ai manufatti militari, sperando di avvistare tra le pietraie i bossoli di fucile o le immancabili schegge di granata.Ovunque sparse stavano le pallette di piombo degli shrapnel, di cui si faceva a gara per riempirsi le tasche.




Si trattava pur sempre di ricordi legati alla guerra passata per questi monti.Ad attirare la nostra attenzione, nelle vicinanze di un abbeveratoio per il bestiame all’alpeggio, fu una sorta di chiodo lungo 15 centimetri, con fresature regolari per circa la metà della sua lunghezza. Solo molto tempo dopo, visitando i musei tematici, apprendemmo trattarsi di un reperto bellico, riportato accidentalmente alla luce sul sentiero che gli armenti avevano tracciato per recarsi alla fonte. Anni dopo sorse naturale il desiderio di tornare su quel luogo muniti di cercametalli. Ebbene, l’area si presentava seminata con dozzine di “barrette” metalliche appuntite, al punto che per anni amici e piccoli collezionisti ebbero di che gioire per le insperate donazioni.Oggi, a distanza di decenni dal quel ritrovamento, è sorta l’aspirazione di affrontare la materia, il risultato è questa ricerca, ove poniamo a confronto varie testimonianze dell’epoca, affiancate alle esperienze più vicine ai nostri giorni.

 

“Frecce dal Cielo

1914- 1918”

di Giovanni Dalle Fusine e Alessandro Gualtieri

(Edizioni Atelier Grafico)

 

La Grande Guerra fu un banco di prova che portò a sviluppi inimmaginabili solo venti anni prima, quando cioè ancora si tendeva a ridurre la capienza dei caricatori per evitare spreco di munizioni da chi imbracciava il fucile. A ciò si aggiunga che l’arma “regina di tutte le battaglie” era la fanteria, in troppe occasioni sacrificata come “carne da cannone” da comandanti arrivisti a caccia di medaglie.










Ai novelli “pedìtes” di concezione romana si imponevano estenuanti marce e turni di trincea, sostituiti da reparti di riserva, celati questi ultimi alla vista del nemico a pochi chilometri dalla prima linea. Tattica in parte obsolete, date le potenzialità raggiunge col passare degli anni dall’artiglieria.A supportare la visuale dei cannoni a lunga gittata sopraggiunse l’aviazione, sorta come mezzo di ricognizione sulle linee nemiche, solo a conflitto iniziato impiegata per bombardare. Per mesi il lancio di freccette sui vari fronti ebbe a coesistere con quello di bombe innescate a miccia dall’equipaggio, o a spoletta detonante con impatto al suolo. Migliaia, forse milioni di freccette piovvero dal cielo, prima sulle truppe turche in Libia, poi sui chilometri di trincee d’Europa.E la storia si ripeté, a distanza di secoli dagli epici scontri tra arcieri e legioni armate di scudi e gladi. 

Frecce dal Cielo 1914-1918

Edizioni Atelier Grafico, 13,00 €