giovanni dalle fusine

giovanni dalle fusine

Cinque anni di una guerra di posizione logorante, migliaia di uomini impiegati in pochi chilometri di fronte. Paesi e contrade, animali ed attrezzature, tutto stravolto dalle esplosioni, dalle frane, dagli incendi di eserciti costretti a continui attacchi e "ripiegamenti-tattici" . Di tutto questo cosa resta? Una insperata e redditizia professione per i profughi tornati sull'Altopiano. Tonnellate di ghisa ferrosa trasformata in schegge arrugginite, caricatori per fucili Mauser, Mannlicher e 91 sepolti sotto a una manciata di terra e sassi, elmetti e barattoli infilati dai malghesi tra i solchi carsici a ridosso dei pascoli. E ancora bombe inesplose, baionette contorte, gavette schiacciate, scarponi, bottiglie vuote... Questo e altro materiale è stato per anni reperibile sui campi di battaglia, molto 'è rimasto poi rinchiuso nelle buie soffitte delle case altopianesi, accidentalmente riportato alla luce dai restauri a scopo turistico. Una vera manna per collezionisti e curatori di musei. Defilati da tanta attenzione restano chilometri di filo spinato, riutilizzato per delimitare i prati, restano tante croci e lutti, rimane il diario di un alpino del Battaglione Vicenza. Resta la libertà, a cui però in maniera irriverente ci si abitua troppo presto, sarà ché a conquistarla sono stati gli altri.
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“Quel che resta”
di Giovanni Dalle Fusine
(edizione a cura dell’autore)





